ALCAMS-AGL E' COMPARTO DI AGL (AGL , Alleanza Generale del Lavoro (confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano, presso A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it )
giovedì 18 aprile 2013
martedì 16 aprile 2013
MA TU VULIVE 'A PIZZA
giovedì 11 aprile 2013
AL VIA A MILANO IL PROCESSO PER L'AVVELENAMENTO DI UN FARMACISTA DA PARTE DI UN IMPRENDITORE DELL'AUTOTRASPORTO: IPOTESI INQUIETANTI AL VAGLIO DEI GIUDICI
Molti ricorderanno il fatto di cronaca
che ebbe qualche tempo fa risonanza nazionale. L'anomalo omicidio,
tramite avvelenamento, da parte di un imprenditore in difficoltà
dell'”amico” farmacista.
La vicenda torna alla ribalta (lo
testimonia l'articolo apparso ieri sulla cronaca milanese di
Repubblica e che qui riportiamo) perchè è arrivato il momento
dell'inizio del processo. Saranno i giudici a dirimere la questione e
non sarà un compito facile. Certo, la linea difensiva
dell'imprenditore scelta da parte dell'Avvocato Andrea Benzi, del
Foro di Milano, se le gravi ipotesi che innanzitutto la Squadra
Mobile ha avanzato (delitto consumatosi all'interno di un giro di
usura in cui sono coinvolti anche pregiudicati appartenenti a clan
mafiosi) saranno confermate dai giudici , non potrà non dipingere
anche un preoccupante affresco delle condizioni nelle quali la
piccola impresa oggi si trova a operare nel nostro Paese, in
particolare al nord. L'imprenditore, Gianfranco Bona, era a capo di
una impresa dell'autotrasporto che contava una ventina di dipendenti.
Il nostro Sindacato, l'AGL, si è adoperato in prima persona, nei
mesi scorsi, tramite accordi individuali stipulati in sede sindacale,
affinchè per i lavoratori fosse garantita una uscita indolore
dall'azienda ormai cessata e a rischio di fallimento. Una vicenda
amarissima che dimostra come due questioni, pur da tempo all'ordine
del giorno della polemica politica (le Pubbliche Amministrazioni che
non saldano i propri debiti con le imprese fornitrici e il ruolo
sconcertante da parte del sistema bancario nel creare più difficoltà
possibili al sistema delle imprese e ai suoi lavoratori) irrisolte
per mancanza di volontà da parte di chi ha governato finora il
Paese, stanno mietendo vittime (pensiamo ai suicidi) tra
imprenditori, professionisti e soprattutto i lavoratori e le loro
famiglie che finiscono sul lastrico. In Italia si suol dire che il
potere pubblico si muove tardi sulle situazioni più a rischio e solo
quando ci scappa il morto. Ecco, qui non solo i morti ci sono da mesi
ma abbiamo l'impressione che un po' tutti ci stiamo facendo
l'abitudine. Non solo quindi un paese in decadenza per la crisi
globale ma, purtroppo , un'Italia che sta sempre più sprofondando
nell'indifferenza, nella violenza e nella barbarie. Inutile dire che
se è la mafia l'unico prodotto italiano per il quale va a gonfie
vele sia l'esportazione (valga a dimostrarlo l'ultimo libro di
Saviano in cui si osserva che il modello italiano è sempre più il
punto di riferimento per le più spietate cosche nel mondo) sia il
mercato interno (assieme all'usura può entrare nelle vite di tutti,
come questo fatto di cronaca conferma) allora sono in pericolo la
convivenza civile e la democrazia. E significa pure che la spinta
propulsiva delle vecchie associazioni anti mafia e anti usura forse
si è esaurita e finalmente è arrivata l'ora che ogni partito, ogni
sindacato (come noi dell'AGL), ogni organizzazione datoriale, ogni
ordine professionale debba prendere in mano queste bandiere, senza
più delegarle ad avanguardie solitarie.
domenica 24 marzo 2013
EMERGENZA SICUREZZA: FACCIAMONE UNA GRANDE OCCASIONE OCCUPAZIONALE
Tutti abbiamo appreso dei fatti di
cronaca che hanno innalzato al livello di guardia la domanda di
sicurezza, soprattutto nelle grandi città. Ultimo di essi,
l'efferato omicidio dell'orefice a Milano.
Non c'è più tempo per le riflessioni:
i commercianti hanno fretta di vedere tutelati la loro vita e il loro
lavoro. E hanno ragione. Lo Stato e la Politica, anche su questo
versante, risultano inadeguati e inconcludenti. Non ci si può più
accontentare delle rituali dichiarazioni agli organi di stampa.E per
favore, risparmiateci le strumentalizzazioni di parte: tutti i
cittadini meritano sicurezza, indipendentemente che siano
commercianti o operai, italiani o stranieri, poveri o ricchi.E' ora
di finirla di demonizzare l'intervento dei privati nella vigilanza,
l'uso delle armi per difesa personale da parte dei cittadini che
abbiano i requisiti per possederne, l'uso intelligente della
videosorveglianza. Quanto alle forze dell'ordine, le stesse vanno
meglio attrezzate, retribuite e organizzate. Ma rassegnamoci al fatto
che in società di massa non è possibile mettere un poliziotto di
scorta per ogni cittadino a rischio e pertanto una diffusione
controllata delle nozioni e degli strumenti di difesa personale è il
futuro, da affrontare e gestire serenamente. Esistono fasce di
cittadini (tra cui proprio i commercianti) disposti a spendere per la
loro sicurezza, facciamo in modo che queste risorse vengano impiegate
per far crescere l'occupazione delle aziende che si occupano di
vigilanza e di fabbricare armi per la difesa personale. Come già
avvenuto in altri paesi, anche più piccoli del nostro ma più
esposti a rischi diffusi, abituiamoci ad una educazione di massa
all'uso consapevole delle armi prima che si crei il paradosso che il
malintenzionato abbia libero accesso ad esse, contrariamente al
cittadino indifeso. E tutto ciò, nel rispetto della coscienza di
ognuno, sia una libera scelta e non un obbligo. Non significa quindi
scaricare dalle spalle dello Stato precise responsabilità ma
metterlo in condizione di intervenire più efficacemente là dove sia
più opportuno e necessario. Come usiamo dire spesso, cerchiamo di
non essere pure su questo il fanalino di coda dell'occidente. Chi si
scandalizza di ciò vive su un altro pianeta e spesso è il più
scortato e tutelato di tutti. Evitiamo di aspettare passivamente
l'uccisione del prossimo commerciante, della prossima ex fidanzata o
la prossima strage nell'asilo da parte dello squilibrato di turno.
sabato 23 marzo 2013
TURISMO, SERVIZI, APPRENDISTATO: ULTIMA OCCASIONE
Dai dati di ISTAT e Confcommercio resi
pubblici nei giorni scorsi, anche se ad occhio si percepiva che da
quattro anni, ogni giorno, 615 cittadini italiani diventano “poveri”,
emergono, per chi abbia veramente intenzione di risollevare il nostro
Paese, due precise cose da fare, nell'economia e nel mondo del
lavoro.
La prima: prendere atto che l'avanzo
positivo tra esportazioni e importazioni si registra per merito di
due precisi settori: il turismo e i servizi. E questi sono quelli su
cui puntare, sacrificandone altri ormai in decadenza. Già in
precedenti interventi l'AGL , trattando di crisi come quelle
dell'ILVA, dell'ALCOA e del Carbosulcis o del drammatico ritardo del
nostro Meridione, aveva assunto una chiara posizione: è ora di fare
delle scelte guardando in faccia alla realtà. Così, prima di noi,
hanno fatto e stanno facendo altre economie nostre concorrenti, è
ora che ci si dia una mossa. E là dove la politica, per la fase di
stallo che si sta verificando, non ne fosse capace, occorre che la
responsabilità venga assunta dalle forze sociali, dei lavoratori e
imprenditoriali. Gli ammortizzatori sociali sono una necessaria
temporanea medicina ma nulla comportano in termini di correzione di
rotta sulla via dello sviluppo. Quindi ripetiamo quanto detto,
facendo l'esempio dell'ILVA (ma stesso criterio potrebbe essere
adottato in altri casi analoghi, presenti e, sicuramente, futuri).
L'industria dell'acciaio e del carbone in Italia non ha futuro.
Riconvertiamo e dirottiamo sul turismo le forze occupazionali
presenti. Investiamo le poche risorse rimaste nei nostri tesori
naturali e artistici, facciamo dell'Italia la Florida d'Europa. E (il
tema ha avuto successo elettoralmente per chi l'ha proposto) aboliamo
i tagli all'istruzione, alla formazione e alla cultura, impiegando le
risorse non nel mantenimento di burocrazia, parassitismo e posti
clientelari ma in digitalizzazione . Solo investendo in formazione
potremo raccogliere, a breve e medio termine, risultati nella
competizione nei servizi di alta qualità. E vincere la sfida del
futuro: l'export di prodotti ad alto valore aggiunto verso i Paesi
“Brics” e “Next Eleven” .Occorre poi (è la seconda cosa da
fare subito) riorganizzare da zero l'apprendistato in Italia, sul
modello tedesco. In estrema sintesi occorre compiere una operazione
di chiarezza e lealtà. L'apprendistato in Italia non funziona poiché
dalle imprese è visto come una operazione di puro e semplice
risparmio di imposte e contributi e di ricattabilità della forza
lavoro. Dai sindacati è tollerato in quanto consente di mantenere
per altro tempo il gregge di lavoro subordinato da mungere per
perpetuare l'esistenza stessa dei grossi sindacati. Come accade
sovente nel nostro Paese, è la versione “all'italiana” di cose
che all'estero funzionano a fallire, togliendo a tutti la speranza
che qualcosa possa cambiare. Siamo ancora in attesa che chi ha
ricevuto maggiori consensi alle elezioni dimostri di volere e sapere
fare il lavoro per cui è stato “assunto” , guadagnandosi il
cospicuo stipendio. Se continueremo così, il problema si risolverà
da solo perchè tra poco non esisterà più neanche l'Italia.
venerdì 22 marzo 2013
SABATO 23.3.2013, ORE 17, MILANO, IL SEGRETARIO GENERALE INCONTRA I LAVORATORI FILIPPINI
Domani, sabato 23.3.2013, alle ore 17, presso la sede AGL di Milano, il Segretario Generale dell'AGL Roberto Fasciani incontrerà i lavoratori e le lavoratrici filippine.
domenica 17 marzo 2013
DANIEL PLESEA: “INSIEME PER COSTRUIRE IL FUTURO DI TUTTI”
Saluto tutti i lavoratori del
Commercio, del Turismo e dei Servizi della città e della provincia
di Milano.
Vorrei presentarmi facendo cenno ad
alcune mie importanti esperienze. Pur se relativamente giovane (36
anni) ho una lunga storia di lavoro in molti paesi d'Europa: Belgio,
Germania, Francia, Olanda, Ungheria, Bulgaria, Russia, Moldavia,
Turchia.
Ho sempre lavorato duramente e solo da
poco tempo ho ritenuto fosse il momento di impegnarmi seriamente nel
Sindacato. Allo scopo, soprattutto, di poter aiutare e difendere i
lavoratori e , cosa più importante, di cercare di cambiare in
maniera incisiva il sistema lavorativo e i processi di inserimento al
lavoro.
In particolare , poi, non dobbiamo
dimenticare che il mondo del lavoro vede ormai una altrettanto
importante presenza sia degli uomini che delle donne.
E tutto ciò in una fase di crisi senza
precedenti che richiede, ancor più di ieri, la capacità di creare
rapporti, collegamenti, sinergie tra tutti gli ambiti produttivi
coinvolti.
Ogni parte del mondo del lavoro ha la
sua importanza per la nostra crescita economica e per il benessere
delle famiglie.
Per questo motivo la mia Federazione
cercherà di intervenire con pari forza e incisività in tutti questi
settori, nessuno escluso.
Ho intravvisto in quanto fatto fin
d'ora dall'AGL proprio questa mia tensione e ciò mi ha convinto ad
accettare senza riserve e con entusiasmo la loro proposta che io mi
impegnassi con tutto me stesso nell'attività di dirigente sindacale
a tempo pieno.
Ho nella mia vita operato nei più vari
campi (dal Turismo ai Lapidei) acquisendo numerose specializzazioni
professionali . Questa concreta esperienza , indispensabile a mio
parere per poter essere un buon sindacalista, sarà senz'altro
fondamentale per far crescere il mio gruppo dirigente e la presenza
dell'ALCAMS-AGL nelle Aziende. Metterò a disposizione di tutti il
mio vissuto.
Mi aspetto di incontrarvi presto di
persona e sono a vostra disposizione per affrontare e risolvere
insieme ogni problema lavorativo, operando con rispetto per tutti i
lavoratori e le Aziende di tutti i rami del nostro settore.
DANIEL PLESEA
Segretario Provinciale di Milano
dell'ALCAMS-AGL
NUOVO SEGRETARIO PROVINCIALE DI MILANO DELL'ALCAMS-AGL
E' Daniel Vasile Plesea cui tutta la
Confederazione rivolge i migliori auguri di buon lavoro.
Questi i suoi recapiti:cell.
3894730850, e-mail ro_daniel@yahoo.com
CATEGORIE DI COMPETENZA DELL'ALCAMS-AGL
Terziario, Turismo, Servizi, Agenti
immobiliari, Agenti e rappresentanti, Agenzie di lavoro interinale,
Grande distribuzione, Cooperative di Consumo, Terziario Avanzato,
Alberghi, Mense, Ristorazione collettiva, Imprese di viaggi e
turismo, Pubblici esercizi, Stabilimenti balneari, Acconciatura ed
estetica, Amministratori di condominio, Dipendenti da istituti per il
sostentamento del clero, Lavoro domestico, Colf, Badanti, Farmacie,
Imprese di Pulizia, Portieri, Studi professionali, Terme, Vigilanza
privata
domenica 10 marzo 2013
EMERGENZA SANITARIA PER I PRODOTTI ALIMENTARI: ATTENZIONE ALLA CONTRAFFAZIONE (ANCHE DEI NOSTRI CERVELLI)
Tutti abbiamo seguito il succedersi di
notizie inquietanti emerse per l'essenziale opera di controllo svolta
dai NAS dei Carabinieri, che non finiremo mai di ringraziare. Ci
auguriamo che l'allarme sociale che si sta diffondendo non si spenga
magari per il sopraggiungere di eventi di più alta risonanza
nell'ambito della cronaca nera ma produca una buona volta dei
cambiamenti concreti. Innanzitutto: non è più possibile che dei
criminali che avariano e mettono in commercio cibo pericoloso se la
cavino con semplici sanzioni amministrative. Occorre che sia la
giustizia penale ad occuparsene, con pene severissime e certe
nell'esecuzione. E poi, in caso di flagranza, occorre immediatamente
che vengano resi pubblici nomi, cognomi, marchi e ditte coinvolte.
Solo così nelle aziende private verrebbe elevato ai massimi livelli
il sistema dei controlli interni. Ma non basta, perchè altrimenti,
come sempre avviene in Italia, sarebbero solo i lavoratori del
settore a pagare. Occorre che gli imprenditori che si macchino di
comportamenti così gravi abbiano il patrimonio sequestrato e siano
espulsi dal settore, non potendosi più occupare da quel momento di
settore alimentare. E poi diciamoci la verità: ognuno di noi sa che
questo sistema di etichettatura è fallito. Pensare di poter scoprire
il pericolo attraverso la lettura dell'etichetta è come immaginare
che i criminali vadano in giro auto etichettandosi come tali. E'
ovvio che il contenuto , se non a norma, sarà sempre collegato a
etichette fasulle, indipendentemente dall'Europa, le cui
multinazionali purtroppo hanno nel settore precisi interessi che le
stesse sanno ottimamente tutelare. Sul controllo ex post siamo
tranquilli. I NAS sanno come intervenire. Ciò che preoccupa è la
prevenzione da parte dei consumatori, dei lavoratori e delle imprese
oneste. Occorre adottare misure straordinarie come ad esempio,
l'illicenziabilità, la protezione e premi in denaro a quei
lavoratori che nel processo produttivo vengano a conoscenza di
illeciti nella preparazione degli alimenti e abbiano paura a
denunciarli. E' inutile parlare di rapporto di fiducia tra chi vende
e chi compra. I supermercati hanno una ragion d'essere oggettiva
nella efficienza e nella convenienza ma sono delle SpA e quindi
impersonali. Il vecchio generi alimentari ormai svolge un ruolo di
nicchia, servendo solo chi se lo può permettere, dati i prezzi.E'
vero, la crisi economica ha indotto un abbassamento dei consumi a
livello bellico e questo provoca una guerra sui prezzi. Ma la
soluzione non è quella di demonizzare chi pratica un prezzo più
basso (attenzione, sono gli stessi supermercati a farlo, vendendo
prodotti con la loro etichetta) ma semmai costringere chi pratica
tali prezzi stracciati a oneri informativi maggiori, anche oltre
l'etichetta (pensiamo a quanto già fa una nota rete di fast food Usa
presente massicciamente in Italia) . Un'altra misura importante
sarebbe quella della partecipazione di tutti i consumatori a un opera
informativa diffusa e in rete (meglio se organizzata e gestita dagli
stessi NAS) su ogni anomalia registrata in sede di acquisto. Quante
volte abbiamo acquistato un prodotto apparentemente di marca e sicuro
e abbiamo accusato dei disturbi, anche se lievi? Così come si è
educato alla raccolta differenziata, abituiamo la gente alla denuncia
diffusa di tutto quanto è anomalo, facendo conservare le confezioni
sospette. Non illudiamoci. Finchè ci sarà la crisi comunque il
consumatore sarà propenso a comprare il cibo a un prezzo minore
rischiando.E poi, così come in azienda esiste un responsabile della
sicurezza sul lavoro che risponde di quanto accada, esiste, nelle
aziende alimentari, una persona fisica , con nome e cognome,
responsabile della genuinità degli alimenti e a cui siano dati i
poteri di controllo tali da poter svolgere effettivamente il proprio
compito?E che sia immediatamente interpellabile dai Carabinieri e
dalla Magistratura?
Altro che le sciocchezze relative al
comprare solo italiano o a fidarsi dell'etichettatura, della data di
scadenza, della provenienza, del luogo di confezionamento o del
marchio dop e igp. E' una vergogna che, in una occasione in cui si
parla della vita umana, delle aziende o delle associazioni datoriali
non trovino di meglio che farsi una pubblicità occulta: un vero e
proprio sciacallaggio.
Passando dal piano dei consumi a quello
politico, è evidente che molto debba essere rivisto relativamente a
quanto i governi fanno a favore del settore agroalimentare e di
quello agricolo, di cui ben conosciamo la potenzialità occupazionale
e nell'export. Non vorremmo però che una classe imprenditoriale
italiana incapace a tenere il passo con il nuovo e desiderosa di non
affrontare questioni che attengono alla condizione dei lavoratori, ci
trascinasse in una assurda guerra su base europea, facendoci credere
che dietro tutti i problemi del settore vi sia solo una volontà di
annessione e conquista da parte delle potenze europee del settore e
non invece una inadeguatezza e una selezione naturale tra aziende e
sistemi paese che nello stesso continente hanno differenti capacità
di competere. Lotta alla contraffazione alimentare quindi ma anche
allo sfruttamento dei lavoratori italiani e immigrati, ai bassi
salari e alla mistificazioni del mondo dell'informazione indotte dal
vecchio capitalismo agrario italico e dai suoi servi politici e
sindacali.
domenica 17 febbraio 2013
COSA C'E' DIETRO ALLA POLEMICA SUL “MADE IN ITALY”?
Negli ultimi anni è accaduto che molti
mercati italiani siano stati assaltati da oggetti fabbricati
apparentemente fuori dal nostro Paese. Gli italiani li hanno
osservati, li hanno comprati, provati e spesso continuano a
comprarli. Perchè quasi sempre sono prodotti di qualità pari o
superiore a quelli made in Italy e, particolare non trascurabile,
costano di meno. Spesso questi bassi costi sono possibili per il
costo del lavoro che notoriamente in Italia è più alto che altrove
(come faremmo infatti se non mantenessimo la nostra cara
burocrazia?). Le aziende italiane (imprenditori e lavoratori) sono da
allora in difficoltà. Indubbiamente gli effetti per l'economia
italiana sono negativi. Vi sono riflessi sul destino di imprese che
devono chiudere e sul mantenimento della relativa occupazione. Dove
qualcuno ci perde, qualcun altro ci guadagna: il consumatore può
acquistare oggetti d'uso a un prezzo più favorevole, venditori
stranieri in Italia più o meno clandestini hanno la possibilità di
sbarcare il lunario e prosperano gli affari di quegli italiani che
forniscono queste merci prodotte all'estero (o in Italia a condizioni
da Terzo Mondo) ai venditori stessi.Nella misura in cui certa
criminalità organizzata controlla questi traffici, è ovvio che vi
sia una sua compartecipazione ai profitti. Chi lavora nelle fabbriche
di questi oggetti vive una realtà double-face : da una parte è
sfruttato e sottopagato, rispetto agli standard occidentali.
Dall'altra ha compiuto un passo avanti sulla strada dell'uscita dalla
fame e dalla povertà, perchè, anche se è triste dirlo, avere un
lavoro e una magra retreibuzione è sempre meglio che non averlo. Chi
si scandalizza per queste affermazioni evidentemente non ha mai
provato effettivamente la fame, la povertà, la
disperazione.Sottolineamo il particolare che vorremmo non sfuggisse.
Non sempre e non più la produzione avviene all'estero ma ciò si
verifica anche in Italia. Chi impedisce di farlo? Nessuno, quasi,
poiché i controlli non vengono fatti da alcuno, se non , nei limiti
del possibile, dalle forze dell'ordine, che non finiremo mai di
ringraziare. Sull'operato del resto della PA è meglio che stendiamo
un velo pietoso (non certo per colpa degli addetti ma
dell'organizzazione che nel pubblico colpisce e penalizza chi
vorrebbe lavorare).
Per gestire questa situazione da anni
c'è un intenso impegno degli organismi europei e una attività
costante delle associazioni imprenditoriali. In verità senza molti
risultati. Lo sviluppo , un certo tipo di sviluppo, sia produttivo
che commerciale, non lo puoi bloccare con i cartellini, così come è
inarrestabile il fenomeno migratorio con impronte digitali o flussi o
permessi di soggiorno dati col contagocce.
Ci dispiace per gli imprenditori delusi
ma spesso i tarocchi sono quelli prodotti dalle loro italianissime
fabbriche (per vlucrare sul costo dei materiali) e non da quelle dei
poveri sfruttati. Dimenticano poi un particolare: che il consumatore
(ma il mondo potremmo dire) è stanco di sopportare il costo
derivante dal mantenimento di privilegi da parte del commercio
vecchio tipo. Stiano tranquilli che se saranno in grado in futuro di
fabbricare prodotti di valore a un prezzo giusto la gente li
acquisterà senza andare a vedere il cartellino. E crediamo che la
stessa cosa già faccia, per risparmiare, il commerciante che un
minuto prima si è lamentato delle chincaglierie cinesi. Così come
sua moglie, quando va a fare la spesa. Ciò sempre che si scelga di
vivere in una società libera, anche commercialmente. Avete voluto il
capitalismo? Bene, lo stesso prevede che quando uno non sia più
capace di fare un mestiere, lo cambi. Avete voluto una società
liberale, con regole da rispettare per una migliore convivenza? Avete
sempre rispettato queste regole?No? La stessa cosa la stanno facendo
ora altri abitanti dell'Italia e altri Paesi. Adesso, speriamo,
capirete come è fastidioso vivere in un posto dove ognuno, come voi
da tanto tempo, fa un po' quello che gli pare! Certo noi non possiamo
pagare un paio di scarpe il triplo solo perchè voi possiate
mantenere le vostre ville, amanti e macchinone. Quindi andate a
produrre in Cina e andate a fare concorrenza ai cinesi, se ci
riuscite. Prima o poi verranno in Italia imprenditori e commercianti
stranieri più bravi di voi che (senza aiutini) sapranno mettere a
frutto quello che nessun Paese al mondo ha: i mestieri e le abilità
di tanti lavoratori italiani.
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